MAGRO E’ BELLO? DIPENDE DALLE LATITUDINI!

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di Romina Brambilla

Se nel mondo Occidentale contemporaneo le diete e la magrezza sono diventate una vera e propria “ossessione culturale di massa”, in Mauritania, stato dell’Africa Occidentale con la minore densità abitativa del mondo, vale esattamente il contrario.

In questo Stato resiste ancora oggi l’antica pratica tribale del LEBLOUH, che consiste nel far ingerire fino alla nausea enormi quantità di cibo a bambine e preadolescenti, per renderle spose appetibili e procurare loro un buono e “precocissimo” matrimonio.

Tale pratica affonda le sue radici in un tempo molto lontano, quando nel deserto le mogli degli uomini più importanti della tribù locale, per sfuggire al caldo, non uscivano mai dalla tenda e passavano le loro giornate mangiando e dormendo, convinte che “le dimensioni di una donna siano proporzionali allo spazio occupato nel cuore degli uomini”.

L’obesità della sposa è, infatti, associata alla prosperità, al potere e alla bellezza; un corpo magro e filiforme, non è solo considerato poco attraente dal punto di vista fisico, ma anche fonte di vergogna per la famiglia, che nel concedere in sposa un’esile fanciulla, potrebbe correre il rischio di essere considerata “famiglia poco prestigiosa e incurante delle tradizioni”.

Questa forma di “binge eating” indotto è diffusa soprattutto nelle zone rurali del Paese ed è facilitata dalla presenza di vere e proprie “fattorie dell’ingrasso”, che al pari dei nostri centri fitness più avanzati, modellano il corpo delle giovani, trasformandole in poco tempo da minute bambine a matrone “oversize”.

Al posto dei personal trainers, vi sono signore, specializzate nella pratica dell’ingrasso, che propongono alle giovani un regime alimentare giornaliero tanto efficace quanto nella sua semplicità: trangugiare per tre volte al giorno enormi quantità di datteri, couscous, miglio, burro e latte di cammella. La tortura inizia a cinque anni e se tutto va nel verso giusto le bambine, promesse spose, arrivano a 12 anni a pesare tra i 60 e i 100 kg. Alla fine della “cura” alcune ragazze faticano a camminare per il troppo peso accumulato e dimostrano il doppio della loro età.

Come è facile immaginare la pratica dell’ingrasso è portatrice di numerosi problemi, soprattutto legati all’obesità. Il governo della Mauritania ha pertanto lanciato diverse campagne di “desensibilizzazione”, puntando soprattutto sui rischi connessi alla salute.

Nelle zone rurali, tuttavia, le campagne di informazione promosse dal governo e da alcune associazioni locali faticano a fare presa, tanto che l’alimentazione forzata coinvolge ancora l’80% delle giovani donne.

In città il vento sta cambiando però!

Nella capitale Nouakchott – dove pure si vendono pillole superenergetiche, barrette ipercaloriche e persino prodotti a base di ormoni o di cortisone – la percentuale scende sotto il 10%.

Le maggiori “spallate” alle tradizioni arrivano da internet e dalle tv satellitari che portano in casa nuovi modelli estetici: corpi snelli e tonici. Ogni sera migliaia di giovani mauritane riempiono le palestre o corrono lungo i viali cittadini: madide di sudore e sorridenti.

Sebbene rimangano alcuni estimatori delle forme sovrabbondanti, secondo alcuni sondaggi anche gli uomini, nelle città, sembrerebbero preferire compagne snelle ed atletiche, probabilmente conquistati da bellezze d’importazione occidentale!

La moda e i mezzi di comunicazione, al pari delle tradizioni, rivestono pertanto un’enorme capacità di influenzare. Non sono entità culturali isolate ma creano e riflettono valori e interessi culturali dominanti, tanto da riuscire a modificare le “dimensioni di una donna nel cuore di un uomo”.

Voi che ne pensate?

 

BIBLIOGRAFIA

  • Gordon, Anoressia e Bulimia, Anatomia di un’epidemia sociale. 2004, Raffaello Cortina Editore.
  • Viviana Mazza, Grasso è bello in Mauritania. 25 Febbraio 2009, Corriere della Sera.

 

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