IL LAVORO TI STRESSA? SCOPRI SE SEI VITTIMA DI MOBBING

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di Gioia Negri

Il capo vi sgrida spesso? I colleghi vi trattano male? Il solo pensiero di tornare al lavoro vi angoscia? Forse non è colpa vostra: potreste essere vittima di mobbing lavorativo. Ecco alcuni elementi per capire come riconoscere una situazione di mobbing.

Cos’è il Mobbing?

Secondo Harald Ege, uno dei maggiori studiosi del fenomeno, il mobbing è “una forma di terrore psicologico sul posto di lavoro, esercitata attraverso comportamenti aggressivi e vessatori ripetuti, da parte di colleghi o superiori.” Il fenomeno del mobbing è stato per la prima volta studiato nel regno animale, infatti in inglese “to mob” significa “assalire, accalcarsi”: in natura esso si verifica quando un gruppo di animali si scaglia contro un esemplare indesiderato per scacciarlo dal proprio territorio.

Allo stesso modo, all’interno di un’azienda, può verificarsi un fenomeno simile: un lavoratore che diventi indesiderato ai superiori o ai colleghi, che sia per motivi personali, economici o aziendali, può cominciare ad essere vittima di ripetuti comportamenti che hanno come fine ultimo quello del licenziamento o delle dimissioni volontarie della vittima.

Ecco alcuni punti-chiave per capire se si è vittima di questo fenomeno:

  • Ripetuti richiami ingiustificati: il mobbizzato (la persona che subisce mobbing) viene spesso ripreso o punito per comportamenti che solitamente sono tollerati nei suoi colleghi, come ad esempio piccoli ritardi, pause-sigaretta, richieste di permessi, malattie etc.
  • Aggressioni verbali o rimproveri in pubblico, che causano un forte senso di vergogna e umiliazione nel lavoratore.
  • Demansionamento: quando l’azienda “prende di mira” un lavoratore può farlo anche togliendogli degli incarichi o relegandolo ad una mansione meno qualificata rispetto a quella per cui era stato assunto. Può succedere anche che gli fornisca sempre meno lavoro da fare, costringendolo all’inattività forzata. L’effetto di questa situazione comporta una perdita di competenze dovute al mancato aggiornamento, che penalizzerà la vittima nel caso di una ricerca di lavoro futura.
  • Superlavoro: al contrario del demansionamento, questo si verifica invece quando i superiori impongono scadenze di consegna troppo brevi o richiedono al lavoratore di terminare un compito in un tempo inferiore rispetto a quanto concesso normalmente.
  • Condizioni di lavoro stressanti: ad esempio una postazione di lavoro con inadeguata illuminazione, scarsa aerazione o molto rumore.
  • Sistematico inadempimento delle richieste della vittima: quando il mobbizzato cerca di far valere le proprie ragioni, accade spesso che, con la connivenza dell’ufficio del personale, le sue richieste siano ignorate.

Cosa succede a livello psicologico? 

Il mobbizzato può sviluppare gravi sintomi psicopatologici dovuti alla cronicità della situazione altamente stressante che vive ogni giorno.

La reazione più tipica è una sintomatologia ansioso-depressiva caratterizzata da senso di colpa, sentimenti di autosvalutazione (“forse sono sbagliato io, non valgo nulla”), forte ansia, disturbi del sonno, attacchi di panico, tachicardia o ipertensione, che sfociano solitamente nella diagnosi di Disturbo dell’Adattamento. Questi sintomi tendono infatti a diminuire quando ci si allontana dalla situazione stressante per un po’ di tempo, ad esempio durante le ferie. Alcune persone sviluppano addirittura sintomi simili a quelli del disturbo post-traumatico da stress, caratterizzati da incubi, pensieri intrusivi e ossessioni che riguardano le “lavate di capo” che ricevono sul lavoro. Tutto ciò ha ovviamente un impatto devastante anche sulla vita sociale, sul tempo libero e sugli affetti in quanto i disturbi psicofisici che insorgono non permettono un adeguato riposo e una serena vita di relazione (ad esempio, i soggetti che sviluppano attacchi di panico potrebbero smettere di uscire di casa). Inoltre, come già detto, il demansionamento incide fortemente sulle future capacità lavorative della persona.

Quando posso denunciare la mia azienda per mobbing?

Sembra chiaro che gli elementi sopra elencati pongono le basi per le richieste di un danno psichico (in quanto viene lesa l’integrità psichica della persona) ma anche esistenziale (quando vengono compromesse le capacità di riposo, vita relazionale, lavorative).

Ottenere un risarcimento per mobbing è tuttavia difficile, proprio perché i danni sono soprattutto di tipo psicologico: essendo per loro stessa natura i disturbi della psiche soggettivi, occorre quindi un’attenta valutazione del consulente psicologo, che escluda che essi siano simulati al solo scopo di ottenere un beneficio economico. Pertanto, prima di intentare causa è opportuno chiedersi se si abbiano sufficienti prove materiali delle vessazioni a cui si è stati sottoposti. Ad esempio è utile avere dei testimoni, delle registrazioni audiovisive, delle email o dei messaggi che possano supportare quanto si andrà a dichiarare al processo. Una volta raccolti tutti gli elementi, l’avvocato procederà con la causa e nominerà un consulente tecnico per accertare l’eventuale danno psichico ed esistenziale causato dalla situazione lavorativa.

 

Bibliografia

Ege, H. (2005). Oltre il Mobbing. Straining, Stalking e altre forme di conflittualità sul posto di lavoro. Milano: Franco Angeli Editore.

Favretto, G. (2005). Le forme del Mobbing. Milano: Raffaello Cortina Editore.

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