DEPRESSIONE DA FACEBOOK

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di Stefania D’Ambrosio

[/vc_column_text][/vc_column][vc_column width=”3/4″][vc_column_text css_animation=”left-to-right”]Una recente ricerca condotta dalla American Academy of Pediatrics ha messo in evidenza i problemi potenziali associati con i siti di social network.

Se da un lato i social media come Facebook, Twitter, My space ed altri, costituiscono delle comunità virtuali dove confrontarsi, fare nuove conoscenze e scambiare opinioni, dall’altro si evidenziano i possibili impatti sulla salute psicologica degli adolescenti che ne fanno un uso eccessivo.

La “depressione da Facebook”, che non è una vera e propria categoria diagnostica codificata, è, secondo tale ricerca, una condizione che può svilupparsi nei teenagers che trascorrono molto tempo sui social media privilegiando le relazioni virtuali a quelle umane. La mancanza di interazioni sociali “faccia a faccia” può favorire, oltre a uno stato depressivo, dei comportamenti sociali autolesivi.

Secondo la American Academy of Pediatrics i siti di social media possono avere maggiore impatto psicosociale su adolescenti con bassa autostima o con vulnerabilità emotiva. I teenagers che hanno poca autostima possono sviluppare stati depressivi se si convincono, ad esempio, di non avere un numero adeguato di amici. Oppure se si imbattono in post pubblicati in bacheca o in foto che li fanno sentire impopolari o che mettono a rischio la loro reputazione on line.

In riferimento alla reputazione on line, nel gergo dei nativi digitali, si parla di impronta digitale per indicare la memoria indelebile che ognuno di noi lascia sul web. Un teenager può mettere a repentaglio la propria privacy o può condividere eccessive o false informazioni su di sé o su altri, andando così a compromettere la sua rete di relazioni interpersonali e la sua reputazione.

Inoltre, la possibilità di postare commenti falsi, ostili o discriminatori favorisce la diffusione del cyberbullismo, ovvero l’uso dei social media per diffondere informazioni non veritiere, imbarazzanti o ostili su un’altra persona. Si tratta di una vera e propria molestia on line che può provocare, in chi subisce l’evento, fenomeni di ansia e depressione fino a pensieri suicidari.

Andy Braner, studioso di educazione degli adolescenti, sottolinea un effetto paradosso dei social network: basta un “like” per esprimere un’opinione, e un “click” per stringere un’amicizia. Queste interazioni sociali illusorie rischiano di sostituirsi ai rapporti interpersonali autentici, aumentando paradossalmente il senso di isolamento e il rischio di depressione.

Un ricorso eccessivo alle relazioni mediate dai social media a scapito di quelle reali può avere un impatto sullo sviluppo di adeguate competenze sociali, laddove il soggetto si rifugia in un mondo virtuale non concedendosi la possibilità di sperimentare sul campo tutta una gamma di abilità interpersonali evolute che solo la relazione concreta con il gruppo dei pari può consentire di sviluppare. L’eccesso di semplificazione delle modalità comunicative legate ai social media può tendere a precludere, infatti, l’ampliamento della gamma dei significati e delle molteplici sfumature interpretative che le relazioni umane possono assumere e che ne costituiscono la cifra caratteristica.

Bisogna essere consapevoli che gli adolescenti, pur avendo una conoscenza del web e dei social network spesso superiore a quella degli adulti, non sono altrettanto “equipaggiati” sul piano psicologico ed emotivo nel gestirne le implicazioni.

In tale contesto, diventa di primaria importanza il supporto psicologico e la diffusione della conoscenza delle dinamiche sottese ad un uso scorretto dei social network fornito ai genitori e agli insegnanti con l’obiettivo di promuovere un utilizzo consapevole di tali strumenti.

Bibliografia

  • Clinical Report The Impact of Social Media on Children, Adolescents, and Families, Official Journal of the Amercian Academy of Pediatrics, 2011.
  • Andy Braner, Alone Finding Connection in a Lonely World, 2012.
  • Stefania Manetti, Internet e Social Media: che rischi ci sono? Quaderni ACP, Associazione Culturale Pediatri, maggio giugno 2013 vol. 20, n. 3.
  • Eleonora Lorusso, Adolescenti a rischio depressione: colpa dei social network. Panorama Novembre 2012.

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