PILLOLE DI TERAPIA: LE BENZODIAZEPINE

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[vc_row][vc_column width=”1/4″][vc_column_text]di Chiara Ruffini[/vc_column_text][/vc_column][vc_column width=”3/4″][vc_column_text css_animation=”left-to-right”]Le Benzodiazepine, spesso abbreviate BZD o BDZ, sono una categoria di farmaci molto diffusa e utilizzata in ogni fascia d’età. Nomi quali Lexotan, Tavor o Valium risuonano nella memoria di chiunque come sedativi da prendere durante notti insonni, prima di salire su un aereo o alla vigilia di esami universitari, concorsi pubblici e presentazioni aziendali.

In questo articolo cercheremo in breve di spiegare cosa sono, che effetti hanno e come usare le Benzodiazepine, prendendo spunto proprio dalle domande che ci vengono frequentemente poste dai pazienti.

Le Benzodiazepine sono degli psicofarmaci?

Sì, le Benzodiazepine sono degli psicofarmaci, intendendo con questo termine quei farmaci che hanno un’azione sul sistema nervoso centrale e offrono un beneficio su disagi neurologici e soprattutto psicologici. Nonostante sia una parola esclusivamente descrittiva, diversi sono i pregiudizi negativi che accompagnano il termine. Spesso si riscontrano, infatti, sfiducia e timore nei confronti di una prescrizione psico-farmacologica. Il timore è quello di andare incontro a gravi e pericolosi effetti collaterali e a uno stato di dipendenza. Frequente è la convinzione che gli psicofarmaci modifichino, artificialmente e in modo permanente, comportamenti, pensieri ed emozioni e che i disturbi psicologici debbano essere affrontati unicamente con le proprie risorse, come segno di volontà e “forza interiore”.

Talvolta una persona assume volentieri gocce di Delorazepam – per fare qualche nome di principio attivo presente nelle benzodiazepine – pensandolo un ansiolitico, per poi, spaventata, chiamare il proprio medico chiedendo se sia uno psicofarmaco.

Gli psicofarmaci, tuttavia, sono solo dei farmaci e, come cercheremo di spiegare nel corso dell’articolo, il problema delle Benzodiazepine, degli psicofarmaci e di tutti i farmaci in generale è il loro mal utilizzo/abuso e non il farmaco in sè!

Che effetti hanno le Benzodiazepine?

Le Benzodiazepine agiscono su un recettore cerebrale (recettore GABAergico) provocando una iperpolarizzazione cellulare e quindi una minor eccitabilità; semplificando, potremmo dire che “riducono” la capacità di alcuni neuroni di attivarsi. I loro principali effetti clinici possono essere riconducibili a quattro categorie:

  • Effetto ansiolitico/sedativo: riducono l’ansia
  • Effetto ipnoinducente: favoriscono il sonno
  • Effetto antiepilettico: riducono l’eccitabilità corticale
  • Effetto miorilassante: riducono l’eccitabilità muscolare

Gli effetti maggiormente ricercati sono di solito quelli ansiolitici, sedativi e ipnoinducenti, ma non dimentichiamo che esistono anche gli altri.

Suddivise per struttura chimica o per emivita (persistenza del farmaco nel sangue), dal punto di vista clinico ogni Benzodiazepina ha alcuni effetti clinici preponderanti rispetto ad altri. Ad esempio il Lormetazepam (Minias) ha una buona azione ipnoinducente (sonnifero); l’Alprazolam (Xanax) è un ottimo ansiolitico, divenendo sedativo solo a dosaggi molto elevati; il Clobazam (Frisium) viene utilizzato come antiepilettico.

Come si utilizzano?

Le Benzodiazepine devono essere sempre prescritte da un medico, preferibilmente con specializzazione in Psichiatra. È infatti importante, oltre che necessario, che le Benzodiazepine siano parte di un programma terapeutico, all’interno del quale siano fissati degli obiettivi, raggiunti i quali si possa già ipotizzare una riduzione/sospensione del farmaco stesso.

Ad esempio, nella fase acuta depressiva spesso sono presenti ansia (irrequietezza, tremori, tachicardia, apprensività, ansia prestazionale per il proprio senso di inadeguatezza) e insonnia. Nelle prime settimane di impostazione dell’antidepressivo è necessario associare una Bendoziadepina per il recupero del sonno e una riduzione dell’ansia. La Benzodiazepina verrà gradualmente ridotta e sospesa all’iniziale miglioramento del quadro depressivo fino alla sua completa remissione.

Danno dipendenza o assuefazione?

Le Benzodiazepine vanno incontro a tolleranza, cioè nell’arco di 2-3 settimane di utilizzo continuativo si inizia a presentare il bisogno di incrementare il dosaggio per mantenere lo stesso effetto. Proprio per questo dovrebbero preferibilmente essere usate come farmaci al bisogno e solo per brevi periodi continuativamente.

Le Benzodiazepine creano dipendenza poiché una loro brusca sospensione porta a una reazione di astinenza che si placa con la loro rapida riassunzione. E’ sempre pertanto opportuno seguire un programma terapeutico non solo nell’introduzione di questi farmaci, ma anche nella loro sospensione, in modo da non avvertire alcun sintomo astinenziale. L’eventuale interruzione della terapia non causerà sintomi da sospensione se attuata in modo graduale e programmato!

Possono avere effetti collaterali?

Se pensiamo agli effetti clinici delle Benzodiazepine e li estremizziamo, capiamo bene quali possano essere gli effetti collaterali più comuni:

  • Sedazione, rallentamento del pensiero, deficit della memoria a breve termine
  • Torpore e difficoltà a mantenere la veglia
  • Difficoltà nel parlare (disartria) e difficoltà a mantenere l’equilibro (atassia), vista appannata
  • Cefalea, nausea
  • Facile affaticabilità, stanchezza muscolare con astenia, ovvero ridotta forza muscolare

Tali effetti sono dose dipendente e, proprio per questo motivo, la prescrizione delle Benzodiazepine prevede dosaggi inizialmente bassi per saggiare la sensibilità del paziente, che non è ipotizzabile a priori, salvo che non ne abbia già fatto uso in passato. Così facendo gli effetti collaterali possono essere ridotti e non invalidanti. Gli effetti collaterali spesso, inoltre, sono transitori o comunque tollerabili in virtù del beneficio ottenuto dal farmaco stesso.

Cosa fare se ne abuso o penso di esserne dipendente?

Il medico di medicina generale può essere il primo riferimento, in modo da analizzare il problema e indirizzare quindi verso figure professionali o centri specializzati in programmi di disintossicazione e mantenimento dell’astinenza, provando ad analizzare le cause di tale abuso ed eventualmente una strategia terapeutica più efficace.

In conclusione, possiamo dire che le Benzodiazepine sono ottimi ansiolitici e sonniferi, vanno usate solo ed esclusivamente sotto prescrizione e controllo medico e non sono curative di un problema psicologico: devono essere sempre usate all’interno di un programma terapeutico integrato, capace di potenziare l’azione dei farmaci, al fine da garantire risultati migliori e più duraturi, migliorare la conoscenza di sé, facilitare i processi di cambiamento e ridurre le ricadute. E’ infatti importante e necessario associare all’utilizzo del farmaco anche un percorso di psicoterapia che permetta di modificare il modo di vivere le relazioni intra e inter-personali e di tollerare le situazioni stressanti.

Per usare un’immagine, potremmo pensare a una pentola che bolle e ribolle sul fornello. Per evitare schizzi e rumore, potremmo mettere un coperchio, ma dopo un po’ anche il coperchio traballa e inizia lui stesso a far rumore e a lasciar passare schizzi. O continuiamo a insistere con coperchi sempre più ampi e pesanti o dobbiamo capire come ridurre e magari spegnere il fuoco sottostante.

Le Benzodiazepine sono i coperchi che alleviano i sintomi, mentre una cura psichiatrica/psicoterapeutica può spegnere il fuoco.[/vc_column_text][/vc_column][/vc_row]

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