MIND THE GAP!

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[vc_row][vc_column width=”1/1″][vc_column_text]di Stefania D’Ambrosio

 

“Mind the Gap!” non è solo il noto ritornello del metrò londinese che invita i passeggeri a fare attenzione al divario tra il gradino del treno e la banchina. L’avvertimento ben si adatta allo “spread di genere” ancora esistente nella società e nel mondo del lavoro.

Secondo il Global Gender Gap Report 2013, che esamina il divario tra donne e uomini in quattro categorie – Partecipazione economica ed Opportunità, Livello di Istruzione, Salute, Peso Politico – l’Italia è al 71° posto dopo paesi quali la Thailandia, la Tanzania, il Senegal, il Messico, la Cina e la Romania. Dando uno sguardo ai nostri vicini di casa, troviamo una situazione variegata con la Francia al 45° posto, la Spagna al 30°, il Regno Unito al 18° e la Germania al 14° posto.

L’aspetto interessante da osservare è che le donne oggi studiano di più degli uomini e con risultati tendenzialmente migliori. Nel 2013 c’è stato il sorpasso delle laureate sui laureati, ma le donne a 5 anni dal conseguimento della laurea guadagnano in media il 30% in meno.

Il livello di istruzione femminile quindi è più alto di quello maschile, ma con l’ingresso nel mondo del lavoro la situazione si ribalta: dopo la fase di accesso al mondo lavorativo, si accompagnano ostacoli nella fase di progressione di carriera con un marcato disequilibrio di genere a livello di inquadramento e retribuzione. Pochissime sono le donne nei ruoli di Amministratore Delegato e Direttore Generale.

Emerge dunque un divario tra potenzialità femminile e realtà sociale e lavorativa.

Il tema delle “dispari opportunità” riguarda fattori storici, culturali e di organizzazione del mondo del lavoro. E’ connesso molto da vicino al tema del merito, della revisione dei meccanismi di selezione della classe dirigente e all’introduzione di modelli di organizzazione del lavoro più moderni che si fondino sui principi del work – life balance.

Il sotto-utilizzo del potenziale femminile è in parte legato al modello sociale tradizionale in cui le donne, non per scelta ma per necessità, si ritrovano ad essere protagoniste di un “welfare informale” in cui rischiano di essere schiacciate nel doppio ruolo di genitori dei propri figli, che conquistano sempre più tardi l’indipendenza, e genitori dei propri genitori.

Questo fenomeno spiega almeno in parte il tasso di occupazione femminile in Italia che è uno dei più bassi della media dell’OCSE.

Superare il gap di genere nelle nostre società non è solo una scelta evolutiva, ma è anche una strategia economica vantaggiosa.

Se l’occupazione femminile in Italia raggiungesse il 60% il PIL crescerebbe del 7%. Per ogni 100 donne che lavorano si creano 15 posti di lavoro aggiuntivi nel settore dei servizi (Banca d’Italia 2011).

Due giornaliste americane, Katty Kay e Claire Shipman, hanno pubblicato uno studio intitolato “The confidence code: the science and art of self-assurance – what women should know” che dimostra come le stesse donne continuino a sottostare a logiche di stampo tradizionale che si rivelano essere dei meccanismi di auto – sabotaggio :

  • Il 67% delle donne ritiene che boicottare le riunioni serali equivalga a dire addio alla carriera.
  • Il 63% ritiene che le donne non siano capaci di fare squadra.
  • Il 58% delle donne è pronta a licenziarsi per non dover pagare con il proprio stipendio la baby-sitter.

Le logiche di cambiamento ed evoluzione del gap di genere non possono che situarsi a differenti livelli, richiedendo l’attivazione di misure politiche, culturali e sociali.

In tal senso un accenno va fatto alla legge italiana sulla diversità di genere nei consigli di amministrazione delle società quotate o a controllo pubblico (legge 120/2011) che ha introdotto l’obbligo temporaneo di nominare almeno un quinto (un terzo nei successivi due anni) dei consiglieri di amministrazione scegliendoli dal genere meno rappresentato.

A livello più prettamente culturale e psicologico, lavori come quello di Kay e Shipman, riportano l’attenzione sull’opportunità di una presa di coscienza, a livello individuale, dei propri modelli di riferimento interiori. Invitano a riflettere sulle potenzialità delle donne e le modalità per costruire la propria auto-realizzazione attraverso l’equilibrio lavoro-famiglia-tempo libero; a individuare priorità e a cogliere opportunità; a non aver paura di chiedere più flessibilità per affermare il proprio posto nel mondo.

 

Bibliografia

  • Katty Kay e Claire Shipman, The confidence code: the science and art of self-assurance – what women should know. 2014.
  • Italian Axa Paper n.3 – Le sfide della diversità. 2012
  • Valerie Young. The secret thoughts off successful women. 2011
  • The Global Gender Gap Report 2013. World Economic Forum

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