LA CASA DALLE FINESTRE CHE SPIFFERANO

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[vc_row][vc_column][vc_column_text]di Romina Brambilla

Casa mia, casa mia,
per piccina che tu sia,
tu mi sembri una badia.
Tutta linda e sorridente,
tutta gaia e rilucente,
non ti manca proprio niente.

Così recitava l’anonimo poeta, ancora ignaro dell’imminente trasloco.

La ricerca di una casa e il conseguente trasferimento nella nuova abitazione ha probabilmente coinvolto tutti noi; e ha rappresentato per tutti noi un evento indubbiamente stressante, fin dai tempi delle caverne, già allora ambitissime.
Si tratta di un piccolo grande dramma tanto da essere considerato nella graduatoria degli EVENTI PSICOSOCIALI STRESSANTI o “LIFE EVENTS” di Paykel (1971) poco meno stressante di un matrimonio e di una malattia non grave, se effettuato in un altro quartiere. Pressione che, tuttavia, aumenta se ci si trasferisce in un’altra città: lo stress è più intenso di quello causato dalla fine di una relazione. Per non parlare del trasloco all’estero: in questo caso il cambiamento risulta più difficile da accettare della menopausa.

La conquista delle nuove e tanto agognate quattro mura non è pertanto una faccenda da sottovalutare.
Passano in media sei mesi dalla prima telefonata esplorativa, in risposta ad un annuncio immobiliare, al sonno che inaugura un letto appena montato in una casa nuova.
Metà anno pertanto in cui si deve essere pronti a ogni tipo di stress: a interminabili giri per la città, a trattative estenuanti ed infruttuose, a dubbi laceranti, a scatoloni che sembrano non finire mai, a involtini primavera mangiati freddi in appartamenti ancora sguarniti di mobili.

Gli studiosi annoverano tra i fattori protettivi, ovvero tra i fattori capaci di contrastare o quantomeno mitigare l’azione di esperienze o di eventi stressanti, la presenza di figure di riferimento a cui rivolgerci, l’esistenza di una rete sociale, costituita da legami significativi di vario tipo (affettivi, culturali, professionali) e l’acquisizione di adeguate strategie di coping, cioè di gestione della situazione.

Tra queste ultime, l’utilizzo dell’ironia riveste un ruolo significativo nel ridurre lo stress causato dai mille inconvenienti che sottostanno alla ricerca di una casa.
Lo sa bene Gianni Fantoni, comico di professione, che sui mille inghippi legati alla ricerca di una nuova abitazione ha pensato di scrivere un libro, “La casa dalle finestre che spifferano. Conquista tragicomica delle quattro mura”.
Vero e proprio manuale di sopravvivenza, nel libro sono descritte le personali disavventure incontrate dall’autore nel cambiare casa, con tanto di artigiani illusionisti, ambigui mediatori immobiliari e strabilianti discrepanze tra preventivi e consuntivi.
Il libro favorisce il passaggio dal dramma alla commedia del trasloco, tanto quanto il cult – movie di Pupi Avati “La casa dalle finestre che ridono” (1976) – a cui il titolo vuole rendere un esplicito omaggio – segnala il passaggio dalla commedia all’horror nella carriera del regista.
Si può pertanto traslocare e lo si può fare sorridendo.
Si può pertanto traslocare e lo si può fare sdrammatizzando.
Al riparo dal perdere per strada i ricordi di una vita.
Del resto l’ironia, sopraffino ingrediente narrativo ed esistenziale, non è un modo per tollerare la tragedia senza rifiutarla?
Parola di comico!

 

Bibliografia

  • Gianni Fantoni. La casa dalle finestre che spifferano. La conquista tragicomica delle quattro mura. 2010, Baldini & Castoldi Dalai.
  • Paykel ES, Prusoff BA, Uhlenhuth EH. Scaling of life events. Arch Gen Psychiatry 25:340-347, 1971.

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